Progetto di omaggio a Gaeta nel 150° anno dalla capitolazione ai piemontesi
commedia musicale
di Carlangelo Scillamà Chiarandà
Musiche di Eugenio A. Tassitano
La Storia che si narra Siamo a Gaeta, ultimo atto del Regno dei Borboni delle Due Sicilie. È la notte di Natale del 1860 si sente la canzone “ Quanno nascette Ninno” |
(http://www.youtube.com/watch?v=lcccDXdmk2g)
agli ultimi volenterosi, ormai allo sfinimento, si aggiunge un piccolo gruppo di persone:
· Gerolamo di Santa Lucia ufficiale al seguito del generale Ferdinando Beneventano Del Bosco che porta notizie dalla piazzaforte di Messina;
· Rosaria, figlia di un medico messinese;
· Gino Vitiello, pasticcere .. pardon “maestro pasticcere” che vuole fare omaggio alla Regina Sofia di un dolce a lei dedicato “ la pastina della regina combattente”;
· Ninì, attendente di Gerolamo
Non senza difficoltà riescono a farsi aprire, partecipando da quel momento a tutti gli avvenimenti fino alla resa della fortezza.
I soldati ed i civili , all’interno della cittadella, sono allo stremo provati da mesi di privazioni, mentre dall’alto delle colline circostanti, forti dei loro cannoni di ultima generazione i piemontesi bombardano senza posa la città.
I soldati, nonostante le privazioni, conservano l’orgoglio e la lealtà alla propria patria ed al proprio re, salutando al grido di “ Viva ‘o Re” ogni bomba che si abbatte sulle mura.
Un soldato intona una canzone in onore di Mara Sofia
(http://www.youtube.com/watch?v=a86uNC8jJK4)
Passano i giorni scanditi dal rumore delle bombe, nella paura e nella tristezza non viene però meno il coraggio della speranza.
Nella consapevolezza che il tradimento può rendere vani gli sforzi dei coraggiosi, e nell’attesa che dalla Francia arrivino aiuto e cannoni.
Ma gli eventi precipitano, le navi francesi che finora hanno garantito Gaeta lasciano il golfo il 19 gennaio 1861
Si sentono voci, concitate uno squillo di tromba .. i soldati corrono sugli spalti di qua e di là guardando all’orizzonte. I soldati sconfortati pensano alle loro famiglie, Rosaria con uno stratagemma è rimasta, come la Regina Sofia, a Gaeta a combattere e anche Gino Vitiello, il pasticcere al posto di mestoli e pignatte ha imbracciato il fucile. Il 22 gennaio 1861 dagli spalti della fortezza i soldati borbonici, mascherati di carnevale sfidano i piemontesi. Le navi piemontesi si avvicinano troppo e gravemente colpite devono allontanarsi precipitosamente. Ma la fine si avvicina, il bombardamento è martellante proprio in quel solo giorno ben 24.000 colpi di cannone vengono sparati.
Il 5 febbraio colpito il bastione S. Antonio vicino alla porta di terra; molti morti, 216 militari e 100 civili il primo bilancio, fra gli altri il tenente di Sangro e il generale Traversa.
Il 13 febbraio il fuoco aumentò ancora. Poco dopo mezzogiorno Francesco II fece telegrafare a Napoli per chiedere l’invio della Mouette. Alle tre del pomeriggio, per opera della batteria monte Lombone , una tremenda esplosione, colpita la polveriera della batteria Transilvania: morti due ufficiali e 50 soldati. Poche ore dopo fu firmato il documento di capitolazione
14 febbraio : ultimo ordine del giorno del Re.
Il 5 febbraio le truppe borboniche in uscita da Gaeta sfilarono per tutto il giorno: 920 ufficiali e 10.000 soldati
Centotre giorni di Gaeta
76 giorni di fuoco , spesso, ostinato, micidiale
Nel solo 1861 ben 15665 meridionali fucilati dai piemontesi e per quelli che non giurarono fedeltà al nuovo regno si aprirono le porte di Fenestrelle
o diventarono briganti, nel solo 1861 ben 15665 meridionali furono fucilati dai piemontesi, fra questi donne, bambini, preti.
Il Regno delle Due Sicilie da questo momento diventava “meridione”.